14 marzo 2011

Reti di impresa: opportunità o occasione sprecata?

Vengo anch’io? No tu no
Vengo anch’io? No tu no
Vengo anch’io? No tu no
Ma perche’? Perche’ no

Mentre quasi quotidianamente gli analisti ci ricordano quanto la ripresa post-crisi sia ancora lontana, in Italia rimane sempre attuale il tema della crescita dimensionale delle imprese. Il nostro sistema imprenditoriale è caratterizzato infatti dalla presenza e dalla notevole diffusione di piccole e micro-imprese. 

Per alcuni economisti la piccola dimensione delle imprese è all’origine della perdita della competitività di sistema produttivo italiano. Non ne sono completamente convinto, la PMI ha sia punti di forza che punti di debolezza che andrebbero supportati da una corretta politica economica.

Recentemente sono state avanzate diverse proposte a favore della crescita e l’aggregazione di imprese che il nostro legislatore ha recepito, o creduto di recepire, nella normativa sulle reti di impresa.

 Il contratto di rete viene definito come il contratto mediante il quale più imprenditori perseguono lo scopo di accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato e a tal fine si obbligano, sulla base di un programma comune di rete, a collaborare in forme e in ambiti predeterminati attinenti all’esercizio delle proprie imprese ovvero a scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica ovvero ancora ad esercitare in comune una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa

 L’obiettivo è consentire alle aziende di realizzare i propri progetti di sviluppo agevolando le aggregazioni tramite la sottoscrizione di contratti di rete.

 L’operazione non è facile, gli imprenditori italiani faticano a collaborare tra loro, ma l’idea del legislatore è che adeguate agevolazioni fiscali potrebbero accelerare ed incentivare questo processo. In passato lo stesso legislatore aveva sperato che qualcosa di simile potesse avvenire con i consorzi, soprattutto quelli all’esportazione.

 La Circolare n. 4/e del 15 febbraio 2011 recita:

“L’agevolazione è prevista in favore delle imprese che sottoscrivono o aderiscono a un contratto di rete e consiste in un regime di sospensione di imposta di cui possono fruire gli utili d’esercizio accantonati ad apposita riserva e destinati alla realizzazione di investimenti previsti dal programma comune, preventivamente asseverato. Detto beneficio spetta a condizione che le somme accantonate siano destinate al fondo patrimoniale comune o al patrimonio destinato all’affare per realizzare entro l’esercizio successivo gli investimenti previsti dal programma di rete.”

Si parla quindi di sospensione di imposta, non come si era in un primo momento auspicato di riduzione.

 La stessa circolare continua così:

“Il beneficio fiscale in commento opera esclusivamente in sede di versamento del saldo delle imposte sui redditi dovute per il periodo di imposta relativo all’esercizio cui si riferiscono gli utili destinati al fondo patrimoniale comune o al patrimonio destinato all’affare. Per il periodo d’imposta successivo, l’acconto delle imposte dirette è calcolato assumendo come imposta del periodo precedente quella che si sarebbe applicata in mancanza delle previsioni di cui al comma 2-quater.”

L’agevolazione si applica quindi solo sul saldo, si comprendono bene quindi gli effetti finanziari ed economici di tale norma.

 Ci chiediamo come possa il legislatore illudersi di ottenere gli effetti sperati se gli strumenti normativi che mette a disposizione delle imprese si dimostrano costantemente: confusi, ben poco agevolativi, non integrati con strutture e piani volti a finanziare adeguatamente la ricerca e l’esportazione.

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6 Commenti a “Reti di impresa: opportunità o occasione sprecata?”

  1. Sara Agostini scrive:

    Sono d’accordo con la tua critica sulle reti…credo che lo strumento cooperativo o consortile rimanga a tutt’oggi ancora il migliore dal punto di vista economico, progettuale e fiscale, se ben utilizzato da quegli imprenditori che realmente desiderano collaborare insieme.

  2. Andrea Panato scrive:

    Cara Sara, in realtà contratto di rete e strumento consortile non sono incompatibili, anzi credo possa essere la forma contrattuale naturale.
    Il problema è avere vantaggi fiscali seri e una struttura normativa stabile e chiara.

  3. Donato B. Quagliarella scrive:

    Ho trovato il Vostro dialogo interessante nei rilievi che condivido.
    Tra le applicazioni che ho trovato per questo istituto nuovo, è il seguito positivo dei Cofidi.
    Forse sotto questo aspetto è almeno strumento di promozione anche se Basilea 2 si applica anche a loro.
    Sul piano delle imprese più piccole ciò che rilevo nei fatti è che dal 2008 ad oggi le minori sono diminuite e si sono perse una serie di specialità, la cui richiesta attuale non trova più quei portatori di “praticità” che consentivano la soluzione a molti problemi.
    Se il contratto di rete poteva essere utile, forse avrebbe dovuto essere pensato prima, almeno per questo profilo.

  4. Andrea Panato scrive:

    come in ogni intervento di politica economica i tempi sono fondamentali. come in ogni intervento legislativo la chiarezza e la semplicità dello strumento sono proporzionali all’utilizzo.

    purtroppo in Italia sono cose che spesso dimentichiamo.

  5. Matteo Tonelli scrive:

    Le reti di impresa non sono propriamente un istituto nuovo, nel senso che l’esigenza di aggregazione tra imprese tendente a sostituire le forme tradizionali di organizzazione d’impresa con forme strutturali più flessibili, caratterizzate da scambi orizzontali e interazioni tra aziende, è un argomento che gli aziendalisti hanno acquisito e trattano ormai da anni.
    In questo senso l’opportunità fornita dal recente riconoscimento legislativo della “rete” si può considerare secondo me una opportunità, in quanto ha effettivamente contribuito a stimolare un concreto dibattito ed ha portato alla costituzione di numerose reti o comunque di aggregazioni a vari livelli sul territorio.
    Quanto poi alle agevolazioni ed agli incentivi in particolare in ambito fiscale, non vi è dubbio che si tratti di una occasione sprecata, considerato che nei fatti la normativa rimane una enunciazione di principio senza effettivi benefici pratici. Si poteva fare di più!

  6. andrea arrigo panato scrive:

    @Matteo, perfettamente d’accordo. purtroppo in questo periodo di crisi ogni occasione perduta è un grosso danno per un economia già in affanno.

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