29 giugno 2010
Come internet cambia il rapporto commercialista – cliente.
Ieri mentre giocavo con l’ipod mi sono reso conto di quanto internet ha cambiato il mio modo di intendere la professione (ne ho già parlato su Postilla nel post Professionisti e social network: twitter, facebook, linkedin, friendfeed e nel mio blog Riflessioni di un commercialista nel post Guardarsi allo specchio) e quanto potrebbe accelerare questa evoluzione il giocattolino della apple nelle sue varie evoluzioni (iphone, ipad, ecc..).
Provando ad immaginare una possibile applicazione per Studio Panato mi sono reso conto di quanto il mobile ti costringa a sintetizzare e a focalizzarti.
Uno dei maggiori ostacoli alla comunicazione tra il commercialista (almeno del commercialista che ci mette impegno nel condividere informazioni) ed il cliente (almeno del cliente che ha voglia di leggere le newsletter) è l’eccesso di produzione di notizie.
Prima con il fax comunicare costava fatica (costo telefonico, stampa, invio del fax ad ogni cliente, costo orario della segretaria), oggi internet rendendo tutto più semplice ci ha spinto a fornire troppe informazioni.
Ecco che allora entra in scena twitter (comunicazione sintetica di pochi caratteri).
Il mobile forse può aiutarci ulteriormente. I limiti dello schermo devono diventare la forza dello strumento: poche informazioni, sintetiche, veloci, sempre a portata di mano.
L’aspetto più entusiasmante è che forse l’applicazione la useranno in pochi, ma sicuramente del nuovo metodo di lavoro beneficerà sia l’organizzazione di studio, sia il cliente poco interessato alla tecnologia.
Ancora non ho le idee ben chiare, ma c’è sicuramente molto da fare.


Scritto il 29-6-2010 alle ore 11:05
Ciao Andrea,
condivido con te la preoccupazione sul fatto che con la rete bombardiamo il cliente con informazioni, a volte non inerenti la sua attività.
Nella mia esperienza di utilizzo del sito dello Studio, ho verificato che lo strumento (per ora) dimostra la sua utilità soprattutto per l’invio di ogni tipo di documentazione dallo Studio verso il cliente, ed anche viceversa.
Mi scontro purtroppo con il fatto che sono pochi i clienti che sono disposti ad usare la rete per comunicare con lo Studio.
Buona giornata.
Scritto il 29-6-2010 alle ore 11:09
Grazie Antonio, trovo anche io le stesse difficoltà. mi chiedo però se a volte non sia il caso di ripensare la comunicazione o targettizzarla meglio…
Scritto il 29-6-2010 alle ore 12:36
tra la moltitudine di informazioni che investono i ns.pc tutti i giorni e quelli dei ns.clienti ho constatato che alcune comunicazioni non vengono recepite nella giusta maniera,così come succede anche per i messaggi a mezzo telefonino naturalmente cio’ comporta che sono costretto a sollecitare piu’ volte.
Almeno,questo è quanto mi succede,poi non so di altre realta’.
So solo che molti m.colleghi lamentano lo stesso problema
Scritto il 29-6-2010 alle ore 12:47
@ Antonio Pinto: in effetti credo che la sfida che tutti noi abbiamo davanti è riuscire a trovare il modo di comunicare veramente. troppo spesso i clienti (soprattutto PMI) non trovano interessanti le informative, o non trovano il tempo per leggerle. Altre volte semplicemente non vi trovano le informazioni (che magari noi professionisti consideriamo scontate) che sarebbero utilissime a loro e a noi per meglio organizzare il lavoro.
Scritto il 30-6-2010 alle ore 18:50
Ciao Andrea,
come sempre articolo che pone spunti interessanti. Una app sarebbe interessante ma limita la consultazione al mondo apple. Più interessante twitter, per la sintesi. Credo che sia però necessario lavorare sul cliente (oggi la mail è comune, twitter non ancora). La comunicazione sul sito non funziona, a mio avviso, perchè manca l’impulso (il cliente deve andare a cercare l’informazione mentre è l’informazione che deve raggiungere il cliente). Abbiamo cercato di ovviare alla proliferazione (spamming) delle comunicazioni ai clienti facendo mailing list mirate, cercando di specificare l’oggetto e di “taggare” le comunicazioni. Abbiamo una media di una mail informativa al giorno (cerchiamo di farle brevi e di contenuto mirato), purtroppo in certi periodi (finanziarie, manovre e altro) si intensificano e il rischio è proprio quello di far disperdere l’informazione.
Scritto il 30-6-2010 alle ore 19:22
Ciao Fabrizio,
una al giorno? ma le leggono? io ho difficoltà mandandone una a settimana.
il primo problema è che spesso non distinguiamo (io certamente) le esigenze dell’amministratore dal direttore amministrativo o dal contabile.
il primo avrebbe bisogno di qualcosa di sintetico e molto mirato alla gestione. i secondi sicuramente sono felici di avere dovumenti più operativi.
non so, per questo vedevo l’applicazione come utile per dialogare con l’amministratore. ma ovviamente il punto è il contenuto prima ancora del mezzo.
Scritto il 8-8-2010 alle ore 16:23
Credo che usare pure Twitter sia un’esagerazione. Il cliente, magari un programmatore a partita IVA o un dentista, deve passare il suo tempo … facendo il suo mestiere, non inseguendo le ultime novita’ contabili.
Scritto il 7-9-2010 alle ore 14:34
Mi inserisco con un po’ di ritardo.
Proprio ieri sera, in un’associazione di imprenditori, abbiamo discusso un problema simile.
Le due conclusioni a cui siamo giunti:
1) Profilazione: (ne accennava Fabrizio) la selezione delle informazioni deve avvenire sulla base del profilo del cliente. Quando i numeri non sono elevati, lo si può fare in maniera piuttosto certosina
2) Proazione: la newsletter spesso è oggetto di un’attenzione superficiale.
Se siamo convinti che una notizia possa davvero essere utile ad un cliente, allora utilizziamo il buon vecchio telefono, piuttosto che altre forme per attrarre la sua attenzione. Naturalmente, con discrezione e senza eccessi.
Riassumendo: devono essere gli emittenti della comunicazione a dettare le priorità a chi la riceve, banalmente perché, spesso, questi ultimi non hanno tempo e/o stimoli per farlo.
Scritto il 7-9-2010 alle ore 18:43
grazie luca, la sfida vera è come mettere in pratica tutto questo…
forse il segreto è avere un cliente preparato (e quindi aiutarlo in questo). sembra banale ma è già metà del lavoro.
Scritto il 8-12-2010 alle ore 15:56
Twitter o altro social network?
Il concetto potrebbe in teoria funzionare.
Ma quantI sono i clienti che vorrebbero mettersi in una vetrina in un social network ((come clienti di uno studio).
lo stesso dicasi di un commercialista che così metterebbe in piazza tutti i suoi clienti.
Scritto il 8-12-2010 alle ore 18:12
@Nico non sottovaluto l’elemento riservatezza, ma già studi molto più importanti del mio si stanno muovendo molto bene su Internet pubblicando e comunicando l’uscita della newsletter o di sentenze su loro cause. Mi premeva soprattutto sottolineare le due esigenze: sintesi ed interazione. Molto c’e da fare sicuramente stando molto attenti a non svilire la propria professionalità .