8 marzo 2010

La valutazione del piano aziendale: alcuni riferimenti tra prassi e dottrina.

La riforma del diritto societario prima e la riforma del diritto fallimentare poi hanno richiesto all’esperto di porre particolare attenzione nella valutazione dei piani aziendali, siano essi di sostenibilità finanziaria di una operazione straordinaria (fusione, scissione, LBO) o di risanamento aziendale in caso di procedure minori (concordato preventivo, ristrutturazione del debito ecc..).

L’argomento è di sicuro interesse e molto attuale visti i recenti dati sulla crisi delle imprese italiane e sul ricorso massiccio al concordato preventivo.

L’argomento è già stato trattato ampiamente su LE PERIZIE DI STIMA, ma visto l’interesse suscitato recentemente in una lezione che ho tenuto per la Scuola di Specializzazione in finanza aziendale ed operazioni straordinarie della SAF, credo possa essere utile riprenderlo sinteticamente qui, aggiornandolo con alcuni riferimenti di dottrina. 

E’ importante per l’esperto chiamato ad attestare il piano far riferimento alle best practice individuate dalla migliore dottrina e, ove possibile, da principi contabili. 

Pietro Mazzola nel suo “Il piano industriale”, Milano, Università Bocconi Editore, 2003 analizza il ruolo dell’esperto nella valutazione ed evidenzia come il giudizio di ragionevolezza di un piano economico-finanziario dovrà tenere conto in particolar modo di 3 aspetti:

  • l’attendibilità del piano stesso, ossia la compatibilità e la coerenza esistente tra le caratteristiche dell’ambiente economico di riferimento dell’impresa e le assumptions formulate a fondamento delle proiezioni reddituali, patrimoniali e finanziarie;
  • la realizzabilità del piano nel raggiungere i principali obiettivi, tenuto conto della situazione di partenza;
  • la visibilità del piano, ossia la percezione dell’esistenza di buone probabilità di successo.

Questo processo valutativo è stato successivamente ripreso e fatto proprio da Marco Reboa nell’articolo “Le operazioni di leveraged by out e l’art. 2501-bis: prime considerazioni”, Rivista dei dottori commercialisti, 6/2003. 

Il professionista, nell’esprimere il suo giudizio sul piano, non potrà inoltre non tenere in considerazione il documento ISAE 3400, denominato “The examination of prospective financial information”; che individua gli standard e le best practice di riferimento nel processo di verifica di informazioni finanziarie prospettiche e detta le linee guida generali per le verifiche da effettuare nella valutazione di informazioni e dati relativi all’evoluzione futura della gestione dell’impresa. Per chi fosse interessato ad approfondire rimando all’interessante articolo di Patrizia RivaLa revisione dei dati prospettici secondo l’ISAE 3400″, www.ilfallimento.it/dottrina. 

L’esperto dovrà possedere un adeguato livello di competenza e conoscenza del settore in cui opera l’azienda, così da poter esprimere il giudizio richiestogli sulle ipotesi formulate dagli amministratori.

La difficoltà principale, ancor più evidente in caso di azienda in crisi, consiste nell’ esprimere un parere su risultati futuri, così come illustrati nel piano, che non hanno ancora avuto concreta attuazione e sono il frutto di proiezioni e attese degli amministratori.

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Un commento a “La valutazione del piano aziendale: alcuni riferimenti tra prassi e dottrina.”

  1. Postilla #25: Sondaggio soddisfazione sul lavoro — Encob Blog scrive:

    [...] La valutazione del piano aziendale di Andrea Panato [...]

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